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i nudi piatti

16/10/2011

i nudi piatti

Comunicato stampa

Mostra di Julián Jaramillo Torres

 

"i nudi piatti"

 

4 novembre - 4 dicembre 2011
Inaugurazione giovedì 3 novembre 2011 ore 19:00

SMOOTH BAR
Milano, via Buonarroti, 15 M° Wagner (linea 1 -Rossa)
tel:         02/4819043
www.smoothmilano.it

I nudi piatti: perché?

Nudi piatti sono infatti i piatti "vuoti" della serie dei frammenti delle nature morte; nudi piatti si riferisce anche alle parti del corpo, nude, riprodotte su carta patinata apparentemente in due dimensioni (piatti) anche se è ben evidente la percezione tridimensionale che vuol far emergere l'artista. (Carlo Cassani, Giornalista - Regione Lombardia)

 

In un mondo di immagini, l’immagine del corpo, ancora prima di essere l’immagine di sé, diventa un mero riflesso delle attese di quelli che ci stanno attorno: essa non corrisponde più all’immagine tridimensionale che si ha di se stessi e di cui progressivamente ci si appropria, ma si trasforma in una rappresentazione delle apparenze.  E questo fino a fare del corpo un compagno da vezzeggiare se corrisponde alle nostre attese, un avversario con cui scontrarsi se le contrasta. (Michela Marzano, La filosofia del corpo)

 

 

Julián Jaramillo nasce sul lato Pacifico della Colombia. A 13 anni inizia a frequentare, in contemporanea col Liceo Classico, uno studio privato di pittura, dove acquisisce i primi rudimenti . Si perfezionerà tra Parigi, all’École nationale supérieure des beaux-arts e lo studio dell’artista François CHATENAY, e Italia, seguendo, sia i corsi del pittore e ceramista faentino Nedo MERENDI, all’Istituto Statale d’Arte di Forlì, che quelli del trentino Gianluigi ROCCA e del veneziano Carlo MASCHIETTO, all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 2002 vive e lavora a Milano.

 

Del suo lavoro hanno scritto:

Sono figure complesse quelle che emergono della carta verde della metropolitana milanese, il materiale abitualmente usato per coprire i cartelloni pubblicitari che Jaramillo ha voluto sfidare, graffiandone la superficie. L'operazione di Jaramillo ha elevato il materiale inutile a ostensorio di un messaggio di importanza vitale. Gratta, gratta il pittore è davvero andato a fondo, ha indagato la facciata muta del nulla, di un colore assoluto e piatto e ha ricostruito, graffio dopo graffio, nell'alveo di un tessuto urbano feroce nella sua richiesta di apparire, lo zampillio sincero dell'essere. E di questo c'è da essergliene grati.  (Iris Gavazzi, Il Giornale dell’Arte).

 

Linea netta, tagliente, come fosse incisa dalla punta di un bulino. Linea da incisore, dunque, ancor più che da disegnatore. È la linea “crudele” della tradizione artistica germanica, da Dürer e Grünewald fino a Otto Dix e Christian Schad. Linea che è segno, linea che segna i corpi, fin nei dettagli più spietati. Nessuna piacevolezza pittorica, quindi, nelle figure di Julián, ma solo questo segno duro che, nello stesso momento in cui costruisce la forma del corpo, anche lo ferisce. Un modus operandi che richiama la “Colonia penale” di Kafka. (Rodolfo Balzarotti, William Congdon Fondation).

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